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Fondazione o Alberghi?
Inserito il 07 gennaio 2010 alle 22:39:00 da azbv. IT - Politica

    
Prima di ogni altra considerazione...Segue in Dettagli

Prima di ogni altra considerazione, mi sia consentito esprimere sconcerto sull’ipotesi che circola in città relativamente alla trasformazione del palazzo comunale in albergo.

Se vera, sarebbe l’ennesimo esempio di una Amministrazione che ha perso completamente la bussola.

Chiarisco subito che l’ultima parola spetta al consiglio comunale e non voglio pensare che ancora una volta la maggioranza faccia comunque quadrato acriticamente a sostegno di questa ipotesi.

Qui non è questione di posti da ricoprire o di assunzioni da fare, ma è questione le cui caratteristiche culturali sono attinenti l’ipotesi di una Fondazione per la gestione del patrimonio costituito dai beni archeologici e culturali.  

Se ne parla a destra come a sinistra e sia la maggioranza che la minoranza in consiglio comunale si sono dette concordi sull’idea di una Fondazione per la gestione e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale di cui la città è ricchissima.

Quali siano le motivazioni a sostegno dell’idea, è certo che, contrariamente a ciò che questo nome evoca nell’opinione pubblica, la Fondazione non può prescindere dalle aspettative di reddito che si aspetta chi concorre alla sua costituzione.

Necessariamente, quindi, alcuni beni dovranno essere recuperati e strutturati perché siano innanzi tutto economicamente redditizi per poi utilizzare parte del reddito da esso ricavato per il mantenimento di altri beni la cui funzione non potrà che essere squisitamente culturale.

E’ sul come e sull’entità del reddito con la quale si pensa di remunerare il capitale finanziario dei partecipanti alla fondazione che verterà il confronto.

Perché chi investe punterà su strutture da convertire e utilizzare da cui potrà ricavare il massimo di profitto possibile.

E il terreno di confronto sarà tra chi privilegerà il fine storico-culturale e chi vorrà rendere tale fine residuale rispetto ai propri profitti.

Gli istituti di credito dei quali si parla sulla stampa come possibili compartecipanti a una eventuale fondazione, non vanno,pertanto, visti come e solo profittatori anche se la loro logica è la resa del danaro investito.

Il problema che si avrà di fronte sarà quello proprio della politica, vale a dire quello di mediare tra gli interessi degli investitori(non solo le banche) e quelli della città in tutte le sue componenti socio- culturali e economiche, ben sapendo che chi investe più degli altri è proprio la collettività con il suo prezioso patrimonio.

Quella che si prefigura è sicuramente una ipotesi che, se realizzata, sarà un prezioso strumento su cui la città potrà sperare per ricostruire  la propria immagine turistica, passando da un turismo che definisco “di consumismo di massa” a un turismo che definisco” di qualità”.

E poiché l’economia turistica costituisce elemento essenziale a un rifiorire della economia cittadina, una sua ripresa non potrà che giovare a un risveglio della collettività intera.

Diventa quindi necessario analizzare come utilizzare e ristrutturare le nostre potenzialità rivedendo concetti sino ad ora praticati sull’uso delle nostra risorse naturali, ambientali e storico-culturali.

Si dovrà rivedere, quindi, il concetto dell’uso del nostro arenile(attuare il PUA ad esempio), come della collina e del nostro territorio :

Sarà, pertanto, necessario che la “Fondazione”, come componente di un progetto più generale, passi da termine di moda a un processo trasparente  attraverso discussioni nelle commissioni consiliari che, prima di approdare in consiglio comunale, si avvalgano dell’apporto della città tramite le sue molteplici espressioni che vanno, dai movimenti e associazioni socio- culturali, alle organizzazioni imprenditoriali e di categoria

Poco allora preoccupa quello che si dice stia facendo Piero Nucci su incarico del sindaco.

Ebbi modo di dire, quando nel consiglio comunale del 2 settembre 2009 si discusse dell’Azienda Speciale(ancora un fantasma), che gli si era dato incarico di inventariare e valutare il nostro patrimonio per poterlo dare in garanzia a istituti di credito per accedere ad affidi  e temetti, come temo, che l’Amministrazione si preparasse a una spoliazione “morbida” del patrimonio alienabile.

E ora, facendo di necessità virtù, mi limito a considerare il suo apporto come elemento utile a fornire elementi e idee funzionali a un confronto serio e trasparente su come concorrere ad uscire dal grave stato di crisi in cui ci troviamo.

Non m’illudo molto, ma sono un possibilista e come tale confido che la politica, se sarà capace di percorrere la strada del confronto trasparente, possa operare per  un processo di rinascita cittadina.

azbv

Terracina 07/01/2010

 


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